DETTAGLI DIMENTICATI?

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giovedì, 14 Maggio 2020 / Pubblicato il Comunicati stampa, Notizie

Un appello di AFI ASVIS CNEL formulato in occasione del IV incontro dei Futuristi Italiani dedicato al tema Pensare lImpensabile”.

Non ci sono più alibi per ritardare la costituzione di Centro di previsione strategica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dichiarato il prof. Roberto Poli, cattedra Unesco in sistemi anticipanti presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento e Presidente  dell’Associazione Futuristi Italiani a conclusione del IV incontro dei Futuristi Italiani.

Una richiesta, ha rilanciato Enrico Giovannini, portavoce di ASVIS, che avevo formulato in occasione della Legge di bilancio per il 2019, purtroppo scartata dal governo dell’epoca. L’idea era di costituire un istituto di ricerca a supporto del Presidente del Consiglio che aiutasse ad anticipare rischi e opportunità future, così da orientare le politiche verso orizzonti di medio termine”.

“Un obiettivo per l’Italia ormai improcrastinabile – ha precisato Tiziano Treu, Presidente del CNEL – Gli eventi come la pandemia potrebbero diventare sempre più frequenti e per questa ragione occorre costruire delle strategie politico-istituzionali per il nostro Paese e per l’Europa che tengano conto di questi eventi.

Il CNEL sta svolgendo un’analisi degli effetti del Covid-19 sul piano sanitario, economico, giuridico e sociale in Italia nel breve e medio periodo.

Sono stati individuati i settori su cui fare lo stress test e in questi giorni sono stati avviati i gruppi di lavoro su turismo, agricoltura, sanità trasporti e logistica. L’obiettivo è quello di fornire al decisore politico proposte mirate per il futuro. La costruzione delle strategie definirà il quadro complessivo e gli effetti che si possono verificare, cercando di determinare il modo più produttivo per superare i rischi connessi agli eventi imprevisti. Naturalmente per fare tutto ciò occorre sentire le parti sociali che sono, e rimangono, i terminali territoriali privilegiati. Questo è il lavoro che stiamo facendo al CNEL”.

Molti sono i Paesi che si sono ormai dotati di una unità di strategic foresight (previsione strategica), spesso ma non esclusivamente legata all’esecutivo (USA, Canada, Giappone, Singapore, Inghilterra, Finlandia, Germania, Olanda, Russia, Corea del Sud, Australia, Slovenia, Spagna, etc). Inoltre, una delle prime decisioni di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, è stata proprio quella di assegnare, nel dicembre del 2019, a uno dei Vice-presidenti della Commissione la responsabilità delle attività di foresight.

L’Italia, invece, è ancora silente ma in tempi di cambiamenti rapidi, complessi, caratterizzati da ampie incertezze il governo, le regioni, le categorie sociali, aziende e organizzazioni sindacali devono essere pronti, hanno sottolineato Giovannini, Poli e Treu, ad affrontare sorprese ed eventi inaspettati per non trovarsi fra vent’anni impreparati a gestire un’altra emergenza inaspettata come l’emergenza sanitaria di questi mesi. Per poterlo fare, è indispensabile sviluppare capacità anticipanti, istituzionalizzando processi di previsione strategica in modo da inserirli nei propri processi decisionali. Sviluppare politiche “a prova di futuro” richiede di capire anticipatamente i cambiamenti, sviluppando politiche coerenti e integrate che riescano a superare le tradizionali differenze fra assessorati e dipartimenti, fra territori, fra legittimi ma inevitabilmente parziali interessi specifici.

Le politiche che assumono la continuazione degli attuali trend né includono, nelle proprie strategie, i cambiamenti in formazione possono risultare inadeguate, poco efficaci o persino controproducenti mentre la previsione strategica, hanno concluso Poli, Giovannini, Treu, analizza e prende in esame una varietà di futuri possibili che le azioni politiche devono includere per riuscire a gestire i cambiamenti in arrivo.

 

giovedì, 14 Maggio 2020 / Pubblicato il Glossario, Notizie

Quali sono le parole dei Futuristi? Avviamo oggi, con questo primo articolo, il glossario AFI.

ANTICIPAZIONE

Un comportamento anticipante “usa” il futuro nel processo decisionale: l’anticipazione include due componenti obbligatorie: un atteggiamento lungimirante e l’uso del risultato precedente per l’azione. Per esempio, osservare le previsioni del tempo e di conseguenza prendere un ombrello prima di andare al lavoro è un comportamento anticipante. Un sistema anticipatante è un sistema contenente un modello predittivo di se stesso e/o del suo ambiente, che gli consente di cambiare stato in un istante in accordo con le previsioni del modello relative a un istante successivo” (Rosen, 2012). Si tratta quindi del senso di aspettativa di un evento, il prevederlo e l’atto di prepararsi per esso.

I sistemi di anticipazione sono incorporati in tutti fenomeni, consci o inconsci, fisici o cognitivi; da un albero che perde le sue foglie in autunno fino alla pianificazione umana. Il termine anticipazione è usato per descrivere i diversi modi di “usare il futuro, ad esempio per dare un senso o prendere decisioni al presente”. L’anticipazione è stata ampiamente studiata in diverse discipline tra cui la biologia,  antropologia, scienze cognitive e sociali, ma finora nessuno ha raccolto e confrontato sistematicamente i risultati: questo sta accadendo ora attraverso le Cattedre UNESCO in Sistemi Anticipanti.

BACKCASTING

È un metodo di lavoro all’indietro: si parte dalla definizione di un possibile futuro per individuare quali condizioni devono sussistere per far sì che quel futuro si realizzi. Potremmo, ad esempio, prevedere l’intensificazione sostenibile dell’agricoltura per alimentare la popolazione mondiale del 2050 senza mettere a repentaglio le risorse naturali e l’ambiente per le generazioni future: con il metodo backcasting si identificano quali sono le azioni che devono essere poste in essere per poterci arrivare?

Si tratta di ragionare in termini di politiche, programmi e internazionali accordi, scambi, cambiamenti comportamentali, tecnologie e pratiche, sviluppo delle capacità, ecc. Importante che all’interno della categoria “ciò che deve accadere” si operi la separazione fra condizioni controllabili e incontrollabili.

CIGNO NERO

L’espressione è diventato parte del linguaggio quotidiano in seguito alla pubblicazione nel 2007 del libro “Il cigno nero: l’impatto dell’altissimo improbabile” di Nassim N. Taleb. È una metafora che descrive un evento imprevisto, estremamente basso in termini di  di probabilità ma ad alto impatto che coinvolge tutti di sorpresa. Viene spesso usato in modo intercambiabile con il termine “Wild Card”.

sabato, 09 Maggio 2020 / Pubblicato il Articoli, Notizie

La capacità di aspirare a un futuro migliore è modulata e distribuita inegualmente fra i diversi strati sociali (Appadurai, 2013; Jedlowski, 2012; Mandich, 2012). Se effettivamente la capacità di aspirare è inegualmente distribuita e la sua distribuzione asimmetrica è una caratteristica fondamentale della povertà, si incominciano a cogliere l’importanza del futuro come strumento di emancipazione.

Distinguo tre modi fondamentali di usare il futuro (Poli, 2019).

L’orientamento al futuro di gran lunga più diffuso vede il futuro come riferimento implicito, pressoché scontato, che spesso si accompagna all’idea che gli aspetti fondamentali della vita non cambieranno significativamente. Il futuro in questo orientamento rimane inarticolato, opera come sfondo tacito delle decisioni senza riuscire a diventare una risorsa attiva da usare intenzionalmente.

A fronte di questo primo orientamento ‘passivo’ al futuro, possiamo collocare una varietà di altri orientamenti ‘attivi’ che usano intenzionalmente il futuro nei processi decisionali. Di regola, l’orientamento attivo al futuro assume i tratti della ottimizzazione dello sforzo per raggiungere un obiettivo predeterminato.

L’ottimizzazione come pianificazione pone al centro delle scelte una analisi dei loro costi e dei relativi benefici. Questa tendenza vede il futuro come sfondo per effettuare scelte razionali. Le analisi per costi e benefici dipendono però almeno da una condizione preliminare, ovvero l’introduzione di un ordine univoco delle preferenze, un ordine di norma governato dalla ratio economica. In altre parole, esse presuppongono che le diverse scelte siano confrontabili rispetto a un unico criterio di organizzazione. Solo in questo caso ha senso parlare di scelta ottimale.

L’ottimizzazione come vantaggio competitivo rispetto alle altre persone implica acquisire la forma mentis, il comportamento, le competenze vincenti. Il messaggio esplicito è che il frequentare le scuole giuste e acquisire le necessarie competenze professionali e comportamentali garantiranno successo nella vita.

Le due diverse versioni di ottimizzazione che abbiamo ricordato vedono il futuro come qualcosa di essenzialmente già noto, rispetto al quale sappiamo cosa dobbiamo fare per affrontarlo.

L’analisi costi-benefici e l’acquisizione di competenze accreditate hanno senso solo se il contesto di riferimento, le istituzioni e la struttura sociale rimangono stabili. Le grandi trasformazioni in corso, le incertezze della situazione attuale, i cambiamenti tecnologici e naturali in gestazione rendono però l’orientamento al futuro come ottimizzazione una strategia sempre più irrazionale (Archer, 2013).

La logica della ottimizzazione presuppone di conoscere ciò che in realtà non è conoscibile. Il futuro è e rimane qualcosa che deve essere ancora scritto. In una situazione strutturalmente caratterizzata da elevati livelli di incertezza, l’ottimizzazione conduce a fare scelte pericolose. Ma quali potrebbero essere le alternative all’ottimizzazione?

La principale opzione alternativa ricostruisce la capacità di aspirare come apertura di possibilità, a diversi livelli, anche contraddittori, non mutualmente ordinabili in una gerarchia univoca. Nel contesto della aspirazione, il futuro vale principalmente come esplorazione di possibili futuri.

Da questo punto di vista, il futuro va inteso come possibilità di diversi modi di essere e divenire. Il futuro sarà una realtà diversa, caratterizzata da modi di essere, fare, vivere, sapere diversi da quelli del presente e del passato. Da questo punto di vista, il futuro non è un territorio da cartografare e conquistare, ma una fonte di nuove possibilità per il presente.

Se ammettiamo la possibilità di nuove, radicali novità, il compito dei decisori non può limitarsi a preparare la comunità per un futuro predeterminato che qualcuno ha già immaginato e conosciuto. Al contrario, il suo compito sarà quello di rendere possibili nuovi spazi di azione nel presente. La tesi del futuro come luogo di radicali novità trasforma il ruolo dei decisori, costruendo il presente come il luogo in cui sperimentare le novità, ciò che al momento non-è-ancora-possibile.

 

Roberto Poli

Cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti e Presidente AFI

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Riferimenti

Appadurai, A. (2013). The future as cultural fact. Verso.

Archer, M. S. (2013). The reflexive imperative in late modernity. Cambridge University Press.

Jedlowski, P. (2012). Il senso del futuro. I quadri sociali della capacità di aspirare. In O. De Leonardis & M. Deriu (Eds.), Il futuro nel quotidiano (pp. 1–17). Egea.

Mandich, G. (2012). Il futuro quotidiano. Habitus, riflessività e capacità di aspirare. In O. De Leonardis & M. Deriu (Eds.), Il futuro nel quotidiano (pp. 19–30). Egea.

Poli, R. (2019). Lavorare con il futuro. Idee e strumenti per governare l’incertezza. Egea.

 

 

 

 

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mercoledì, 29 Aprile 2020 / Pubblicato il Eventi, Notizie

L’attuale accelerazione dei cambiamenti sociali, culturali e tecnologici aumenta i livelli di incertezza e richiede da parte di istituzioni, aziende e individui lo sviluppo di nuove capacità strategiche. La complessità e l’intensità dei cambiamenti richiedono, pertanto, lo sviluppo della capacità di capire e usare i futuri in arrivo e quindi la necessità di portare lo sguardo oltre le usuali finestre operative di 1-3 anni per costruire vere e proprie finestre strategiche di medio o lungo periodo.

Già negli anni ’60, Herman Kahn, uno dei padri fondatori degli studi di futuro, parlava di “pensare l’impensabile”, titolo scelto per il IV Incontro dei Futuristi italiani che si terrà il 14 maggio 2020.

Qualunque cosa sarà il futuro, sarà qualcosa di diverso da quanto ci aspettiamo. Vedere e capire i cambiamenti in formazione, conoscere e usare i metodi dei futuristi, sviluppare nelle aziende, nelle istituzioni, nelle scuole una ampia alfabetizzazione ai futuri sono tappe necessarie per imparare ad anticipare i cambiamenti e sperare di riuscire a gestirli.

Molte domande emergono dai cambiamenti in maturazione: in un presente sempre più incerto, ambiguo e complesso quale progettazione richiede il futuro? Di quale futuro parliamo? Del mio futuro o del nostro futuro? E chi domani potrà dire di appartenere al “nostro” futuro? A fronte di una limitata crescita economica internazionale quale sarà la stella polare che ci guiderà nel 2040? Oggi cosa possiamo fare per capirlo? Con quali metodi? Chi sta imparando a usare il futuro? E cosa sta imparando e da chi e per chi?

Sono alcune delle questioni attorno alle quali si declina il lavoro dei Futuristi.

Dopo gli incontri negli anni precedenti a Trento, Bologna e Roma l’Anteprima del IV Incontro dei Futuristi italiani si svolge online sulla pagina social dell’associazione (Pagina Facebook AFI).

14 maggio 2020, una nuova e importante occasione di incontro e confronto per i professionisti e gli studiosi di futuro con Tiziano Treu, Presidente del CNEL, Enrico Giovannini, Portavoce di ASVIS e Roberto Poli, Presidente AFI.

Il Comitato scientifico dell’Anteprima del IV Incontro dei Futuristi Italiani è presieduto dal prof. Roberto Poli, Cattedra UNESCO in Sistemi Anticipanti, Università degli Studi di Trento.

Organizzazione del IV Incontro a cura di Fabio Millevoi, Vice Presidente AFI, Carla Broccardo e Lorenzo Trigiani.

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